NUOVO TESTAMENTO Gesù di Nazareth Era il I secolo a. C. A quel tempo Roma aveva esteso il suo dominio su gran parte delle terre che si affacciavano sul Mediterraneo ma, all'apice della sua potenza, grande era l'insoddisfazione nel regno: i popoli erano stanchi delle continue guerre, della schiavitù e dei soprusi dei potenti. Anche Israele faceva parte dell'Impero Romano e proprio in questa terra, pur se sfinita dalle lotte intestine, si sviluppò quella dottrina che presto si sarebbe diffusa in tutto l'impero e avrebbe sconfitto il politeismo dominante: il Cristianesimo. Così povera di mezzi, Israele aveva una grande forza: la fede nel messaggio di Mosè, il quale aveva convinto il suo popolo dell'esistenza di un unico Dio e già da secoli gli Ebrei aspettavano la nascita del Figlio suo, il Messia. Finalmente il tempo della sua venuta era giunto. Correva l'anno 748 dalla fondazione di Roma, circa 6 anni prima dell'inizio della nostra era, quando il Messia nacque. Quell'anno l'imperatore Cesare Augusto ordinò un censimento per contare la popolazione del suo regno e ogni cittadino dovette recarsi nella propria città di nascita per essere registrato. Anche Giuseppe e Maria, che vivevano a Nazareth, in Galilea, partirono alla volta di Betlemme, in Giudea, e fu proprio qui che Maria, ormai alla fine della gravidanza, diede alla luce Gesù. Era tanta la gente accorsa nella città per il censimento che ogni locanda era piena e l'unico riparo che Maria e Giuseppe trovarono fu una stalla. Maria avvolse il suo bambino in fasce e lo depose in una mangiatoia. Nel medesimo istante in cui Gesù nasceva, il cielo si riempì di luce e una schiera di angeli apparve cantando ai pastori che vegliavano le loro greggi. - Non temete, perché vi portiamo una lieta novella: oggi è nato a Betlemme il Salvatore, Cristo nostro Signore. Andate e adoratelo: lo troverete avvolto in fasce in una mangiatoia. Poi gli angeli scomparvero lasciando stupiti i pastori: come poteva il Salvatore del mondo nascere in una stalla e non in una casa ricca e importante? Ma andarono seguendo le indicazioni degli angeli e trovarono Gesù; gli si inginocchiarono davanti e lo adorarono come un Re. Anche alcuni Magi, avendo visto brillare la stella cometa, si erano messi in cammino dalla Persia per adorare il Re, Salvatore del mondo. Sapevano infatti che una cometa appare nel cielo solo quando accade qualcosa di straordinario. Quando la notizia della venuta dei Magi dall'Oriente arrivò alle orecchie di Erode, grande fu la sua ira: non voleva rivali che minacciassero il suo potere! Convocò allora quei tre uomini dotti e sapienti appena giunti dall'Oriente e pensò di mandarli alla ricerca di quel nuovo sovrano la cui nascita sembrava costituire una minaccia per lui e ordinò loro: - Andate e poi riferitemi dove l'avete trovato, perché anch'io venga ad adorarlo. Ben diverse erano però le sue reali intenzioni. Una notte un angelo apparve in sogno ai Magi pregandoli di non passare da Erode, come da lui richiesto, ma li convinse a tornare nella loro terra percorrendo un'altra strada. Erode si infuriò e diede ordine che tutti i bambini maschi al di sotto dei due anni fossero uccisi. Un angelo apparve allora in sogno a Giuseppe e lo ammonì: - Presto, alzati, prendi con te il bambino e Maria e va' in Egitto perché Erode lo sta cercando per ucciderlo. Così Gesù, Giuseppe e Maria fuggirono in Egitto e lì restarono fino alla morte di Re Erode. Ritornati dall'esilio, essi si stabilirono a Nazareth, che si trovava nella bassa Galilea, dove Gesù visse fino ai trent'anni.
La missione di Gesù Ormai da secoli, secondo le promesse dei profeti, il popolo di Israele attendeva la venuta di un Messia. Egli, Figlio di Dio, per poter entrare in scena nella storia umana doveva assumere la forma di uomo, nascere in carne ed ossa da madre terrena. Come vaso di sì prezioso frutto fu scelta Maria, una giovane vergine di Nazareth, già promessa sposa a un falegname di nome Giuseppe. Giuseppe e Maria, giovani dal cuore semplice e di umili origini, non avevano alcuna idea di quale prodigioso destino li attendeva. Non si erano ancora celebrate le nozze che un angelo apparve a Maria e le disse: - Ave o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu avrai un figlio che si chiamerà Gesù. Egli, il Figlio di Dio, sarà Re e il suo regno non avrà mai fine. A quelle parole Maria rimase confusa, ma proprio in quell'istante senti la nuova vita sussultarle nel grembo: per opera dello Spirito Santo di Dio un bambino era stato concepito in lei. Quando Giuseppe seppe della maternità di Maria, non ancora sua sposa, si chiese che cosa dovesse fare di lei, ma un angelo gli apparve in sogno e gli disse: - Non temere di prendere Maria in moglie. Lo Spirito Santo è sceso su di lei per volere di Dio. Ella avrà un figlio che si chiamerà Gesù, che significa "il salvatore", perché salverà il suo popolo dai peccati. Anche Giuseppe, come già Maria, rimase stupito non comprendendo a fondo il significato di quelle parole ma accolse Maria nella sua casa come sposa e il figlio nato fu chiamato Gesù. Quaranta giorni dopo la nascita del bambino, secondo la consuetudine, Maria e Giuseppe si recarono al tempio di Gerusalemme per presentare il loro figliolo a Dio.Accadde che, quando essi giunsero nel tempio, si fece loro incontro Simeone, un vecchio al quale era stato rivelato che non sarebbe morto finché non avesse visto il vero Cristo. Appena Simeone vide Gesù si fece incontro alla Santa Famiglia esclamando: - Oh, Signore, lascia ora che il tuo servo se ne vada in pace perché ha visto con i propri occhi il Salvatore. Maria e Giuseppe si guardarono stupiti: non erano in grado di comprendere quelle parole, ma intuivano che quel loro figliolo possedeva qualcosa di prodigioso. II tempo passava. AI dodicesimo anno di età, anche Gesù salì a Gerusalemme in occasione della Pasqua, festa di pellegrinaggio. Quando la festa fu finita, Giuseppe e Maria ripresero la via del ritorno insieme al resto della carovana e non si accorsero che Gesù non era con loro. Quando se ne resero conto tornarono sui loro passi e trovarono Gesù seduto tra i dottori esperti nelle Sacre Scritture, intento ad interrogarli. Maria gli domandò: - Figlio mio, perché sei rimasto qui? Tuo padre ed io ti abbiamo cercato a lungo pieni di angoscia. Gesù rispose: - Perché mi cercavate? Non sapete forse che io devo occuparmi delle cose dei Padre mio che è nei cieli? Maria ancora una volta non capì, ma serbava tutte queste cose in cuore. Altro tempo passò e Gesù arrivò ad avere circa trent'anni, senza che egli nulla facesse o dicesse per rivelare la sua vera identità; lui solo sapeva quale compito lo attendeva, ma il tempo di manifestarsi non era ancora venuto. A quel tempo il profeta Giovanni, detto il Battista, andava predicando tra la gente la venuta del Messia. Un giorno anche Gesù si recò da Giovanni per essere battezzato da lui nel fiume Giordano. Mentre Gesù usciva dal fiume, il cielo sembrò aprirsi, lo Spirito Santo scese su di lui sotto forma di colomba e una voce dall'alto disse: - Tu sei il mio figlio prediletto e in te mi sono compiaciuto. Ora Gesù era pronto per iniziare la sua missione e rivelarsi al suo popolo. Attorno a lui si raccolse un gruppo di dodici apostoli che lo seguiva ovunque. Discuteva nelle sinagoghe sulle Sacre Scritture, ma soprattutto amava rivolgersi alle folle a cui parlava all'aperto, sulle rive del lago di Genezaret e lungo le strade. A differenza dei sommi sacerdoti, non predicava digiuni e penitenze, ma parlava di amore e carità. - Credete, amate e agite, - predicava ai suoi discepoli - perché vi è al di lì di questa terra un regno celeste. lo vi condurrò ad esso, ma per entrarvi occorre cominciare a realizzare qua, sulla terra, il regno dei cieli. E non i sapienti, non i ricchi sarebbero entrati nel regno di Gesù, ma i semplici e i poveri. Con Gesù, la religionevera, la salvezza scesero dalle lontananze del cielo nell'intimo del cuore, e amore e carità divennero le chiavi per entrare nel suo Regno.
La parola di Gesù La predicazione di Gesù durò tre anni; egli non usava le parole della Legge ma preferiva raccontare storie di vita quotidiana che celavano un messaggio celeste, le parabole, oppure compiere segni che rivelassero la sua origine divina, i miracoli. Un suo gesto infatti bastava per guarire gli infermi, ridare la vista ai ciechi, resuscitare i morti, moltiplicare il cibo per sfamare le folle accorse ad ascoltarlo. I tre anni della predicazione di Gesù furono ricchissimi di parabole e miracoli. Un giorno, per spiegare cosa fosse l'amore verso il prossimo, raccontò la parabola del buon Samaritano. "Un uomo ebreo stava seguendo la sua strada quando incontrò dei briganti che lo spogliarono, lo percossero e se ne andarono lasciandolo mezzo morto. Il pover'uomo chiedeva aiuto ma nessuno lo sentiva. Poco dopo vide avvicinarsi un sacerdote e le sue speranze si accesero, ma il sacerdote passò oltre senza curarsi di lui. Anche un Levita, un addetto al servizio religioso, lo vide e passò oltre. Arrivò alfine un Samaritano, ma il ferito non riponeva in lui alcuna fiducia perché Ebrei e Samaritani erano da secoli nemici. Invece fu proprio il Samaritano che gli si fece vicino, gli curò le ferite e lo caricò sul suo asino per portarlo a una locanda. Il giorno seguente estrasse due denari e li diede all'albergatore chiedendogli di avere cura del ferito e, se quei soldi non fossero bastati, al suo ritorno gli avrebbe dato la differenza." - Chi di questi tre è stato il prossimo di colui che era incappato nei briganti? - chiese Gesù dopo aver raccontato la parabola. E tutti i presenti capirono che il prossimo era stato chi aveva avuto compassione di lui, al di là di ogni distinzione di razza, cultura e religione. Un altro giorno Gesù, per spiegare cosa fosse il perdono, narrò la parabola del figliol prodigo. "Un uomo aveva due figli. Un giorno il più giovane gli disse: - Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta perché voglio andarmene. Il padre divise tra i due figli le sue sostanze e il minore partì per un paese lontano. Là, in brevissimo tempo, sperperò tutto quanto il padre gli aveva dato e fu costretto ad andare a pascolare i porci per sopravvivere e non morire di fame. Allora cominciò a pensare: "I salariati in casa da mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame. Andrò da lui e gli dirò di riprendermi come garzone perché non sono più degno di essere chiamato figlio." Si mise in cammino verso la casa del padre. II padre lo riconobbe da lontano e gli corse incontro. Il figlio gli si inginocchiò davanti e disse: - Padre, perdonami, ho peccato contro il Cielo e contro di te, non sono più degno di essere chiamato tuo figlio, però accoglimi come tuo servo. Ma il padre ordinò ai servi di portare il vestito più bello e di uccidere il vitello più grasso per fare una gran festa. Quando il figlio maggiore tornò e vide il fratello festeggiato con musica e danze, si indignò e disse al padre: - Padre, io ti servo da anni, non ho mai trasgredito a un tuo comando e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ora torna questo figlio che ha divorato i tuoi averi e per lui hai ammazzato il vitello grasso. - E il padre gli rispose: - Figlio, tu sei sempre con me e quello che è mio è tuo, ma oggi bisognava far festa perché questo tuo fratello era perduto ed ora è stato ritrovato."
Morte e Resurrezione di Gesù AI tempo di Gesù le autorità religiose si dividevano in due caste: i Farisei e i Sadducei. I Farisei osservavano rigorosamente gli insegnamenti dei padri, ma la loro religiosità consisteva nei riti, nei digiuni e nelle penitenze pubbliche anziché nell'amore di Dio e degli uomini. La casta dei Sadducei comprendeva aristocratici e sacerdoti: essi non condividevano le stravaganti pratiche dei Farisei perché per essi la religione consisteva unicamente nelle cerimonie sacerdotali. Ma anche i Sadducei usavano la religione come strumento di potere senza averla intimamente compresa. Non poteva essere più lontano da costoro Gesù che si rivolgeva ai semplici e agli umili, che smascherava l'ipocrisia dei potenti e che prometteva a tutti i credenti, indipendentemente dalla loro classe di appartenenza e dalla loro condizione di liberi o schiavi, la gioia del Regno di Dio. Sadducei e Farisei, da sempre nemici, si riconciliarono nell'odio comune contro Gesù e tramavano per ucciderlo. Volevano evitare però di catturarlo in pubblico perché temevano che il popolo si ribellasse: già varie volte i soldati erano stati mandati contro Gesù, ma o erano stati bloccati dal popolo o si erano fermati presso di lui, conquistati dalla sua parola. Fu così che i sacerdoti andarono da Giuda, uno dei dodici apostoli, il tesoriere del gruppo, e gli offrirono trenta denari perché rivelasse loro dove trovare Gesù in un luogo appartato. Giuda accettò. La lotta finale tra Gesù e i sacerdoti si consumò a Gerusalemme. Da tempo ormai il Maestro si teneva lontano dalla città santa perché sapeva di essere ricercato, ma decise di ritornare in occasione della Pasqua. La sua entrata fu trionfale al grido di "Osanna! Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore". Con questo ritorno solenne a Gerusalemme, pur sapendo che sacerdoti e autorità lo cercavano per ucciderlo, Gesù accettava di andare incontro alla propria morte. La sera del giovedì santo, finito il pasto pasquale, Gesù si recò nell'orto di Getsemani a pregare il Padre perché sapeva che il suo destino stava per compiersi. Poco dopo, infatti, entrò nel giardino una schiera di soldati. Tra loro c'era Giuda. Egli si avvicinò a Gesù e lo baciò: quello era il segnale e subito le guardie si avvicinarono a lui per arrestarlo. Simon Pietro, che rivestiva un'autorità particolare tra gli apostoli, vedendo ciò estrasse una spada e colpì un soldato staccandogli un orecchio. - Basta così - disse Gesù a Pietro. - Riponi la spada. Pensi forse che io non voglia bere il calice dell'obbedienza che il Padre mi ha dato? - E toccato il ferito lo guarì. Gesù venne condotto a casa di Caifa, il sommo sacerdote, dove si erano riuniti tutti gli anziani per processarlo. Essi fecero del loro meglio per trovare prove contro di lui, per dimostrare che egli non aveva rispettato la legge di Mosè. Ma Gesù taceva e i testimoni pagati per accusarlo cadevano in contraddizione l'uno contro l'altro. Così Gesù fu condotto dinanzi a Ponzio Pilato, il governatore romano della Giudea. Pilato, temendo che la morte di Gesù potesse causare un sollevamento popolare, lo interrogò per offrirgli un'àncora di salvezza, ma Gesù taceva. Il governatore era solito per ogni festa di Pasqua rilasciare un prigioniero a scelta del popolo. In quei giorni c'era in prigione un bandito chiamato Barabba. Pilato allora si rivolse alla folla chiedendo: - Chi volete che io liberi, Gesù o Barabba? - Barabba! - urlò la folla istigata dai sacerdoti. Pilato si rese conto che non c'era possibilità di rilasciare Gesù, quindi prese un catino di acqua e lavandosi le mani davanti a tutti disse: - Non sono responsabile della morte di quest'uomo. Cosi Barabba fu liberato mentre Gesù fu consegnato ai soldati che, per schernirlo, gli misero un manto color porpora e una corona di spine. Già la folla impaziente si affrettava verso il Golgota, luogo sinistro da secoli consacrato ai supplizi. L'ora suprema era arrivata: quelle mani che sfiorando i malati li avevano guariti e quei piedi che avevano percorso miglia e miglia per portare la parola di Dio furono trafitti dai chiodi che fissarono Gesù alla croce. Su quella croce Gesù misurò l'abisso della sofferenza umana: da mezzogiorno alle tre durò la sua agonia, e fu agonia di uomo. In quelle ore il sole si eclissò e ci fu buio su tutta la terra. Alla fine un grido: - Tutto è compiuto! - E Gesù spirò. La folla sgomenta se ne tornò a casa sentendo che qualcosa di molto importante era accaduto. I sommi sacerdoti, memori delle parole di Gesù: "Morrò e il terzo giorno resusciterò", ordinarono che fosse posta una pietra all'entrata del sepolcro ove egli giaceva e che i soldati lo sorvegliassero di giorno e di notte. Ma né pietre né soldati furono sufficienti a impedire che si compisse il disegno di Dio. Il terzo giorno, la domenica, alcune donne che avevano seguito il Maestro fino all'ultimo si recarono alla tomba di Gesù per imbalsamarne il corpo, ma quando arrivarono al sepolcro lo trovarono aperto e lì dove prima riposava il Signore sedeva un angelo che disse loro: - Non abbiate paura. Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Gesù è risorto! Le donne fuggirono piene di timore e di gioia.
L'ascensione di Gesù La sera del terzo giorno dopo la crocifissione di Gesù gli apostoli si trovavano riuniti in una casa, con finestre e porte sbarrate, per timore di essere perseguitati come seguaci di Cristo. All'improvviso Gesù apparve tra loro e disse: - Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, io mando voi. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e sparì. Tommaso, uno degli apostoli, non era tra loro al momento dell'apparizione di Gesù e, quando gli altri gli narrarono l'accaduto, esclamò: - Se non vedo con i miei occhi e non tocco con le mie dita i segni dei chiodi nelle sue mani non crederò! Otto giorni dopo gli apostoli erano di nuovo raccolti insieme e stavolta c'era tra loro anche Tommaso. Venne di nuovo Gesù, a porte chiuse. - Pace a voi! - disse, poi, rivolgendosi a Tommaso, gli mostrò le mani e continuò: - Posa qui il tuo sguardo e metti qui il tuo dito. Tommaso, non essere più incredulo, ma credente! Passarono alcuni giorni e di nuovo Gesù apparve ai suoi discepoli presso il lago di Tiberiade: quel giorno assai infruttuosa era stata la pesca e la barca era già rientrata a riva senza carico alcuno. Gesù, senza farsi riconoscere, si avvicinò e chiese: - Figlioli, non avete nulla da mangiare? Gli risposero: - No, nulla abbiamo pescato. - Gettate di nuovo le reti e troverete! Gli apostoli, per quanto perplessi, fecero come egli aveva comandato: uscirono con le barche e stavolta non potevano più tirare le reti a bordo per la gran quantità di pesce che avevano pescato. Pietro allora, riconosciuto Gesù, si gettò in mare, nuotò fino alla riva e giunse per primo dal Signore. Disse allora Gesù: - Pasci le mie pecorelle. In verità ti dico: quando eri giovane ti cingevi la veste da solo e andavi dove volevi. Quando sarai vecchio un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi. Se sei pronto ad accettare il sacrificio, seguimi! Pietro comprese da quelle parole quanto duro sarebbe stato il suo cammino ed ebbe paura, ma subito l'amore per Gesù ebbe il sopravvento. Quaranta giorni dopo essere risorto, Gesù apparve un'ultima volta agli apostoli, che aveva convocato su un monte della Galilea. Là ordinò loro: -Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà sarà salvo. Aveva appena pronunciato queste parole quando una nuvola lo coprì e lo levò verso il cielo.
La missione di Pietro Erano ormai trascorsi cinquanta giorni dalla Pasqua e si festeggiava a Gerusalemme la Pentecoste: era questa una festa di ringraziamento per il raccolto del frumento e venivano genti da ogni città e paese. In quel giorno gli apostoli si trovavano tutti riuniti in casa quando dal cielo si udì un rombo fortissimo, e una luce accecante si divise in lingue di fuoco che si posarono sopra il capo di ognuno di loro. Lo Spirito Santo era sceso sugli apostoli donando loro la forza necessaria per predicare il Vangelo. Uscirono di casa e si mescolarono alla folla. Erano presenti a Gerusalemme Parti, Medi, Cretesi, Arabi e altri ancora, eppure tutti comprendevano ciò che gli apostoli andavano dicendo, perché ciascuno li udiva parlare la propria lingua. Subito oltre tremila persone accolsero la parola di Gesù e si unirono ai discepoli, accettando di vivere in povertà e semplicità, secondo l'insegnamento di Cristo. Grazie alla loro grande fede, da quel giorno gli apostoli furono capaci di fare molti miracoli. Un pomeriggio Pietro e Giovanni stavano entrando nel tempio per pregare quando un vecchio storpio chiese loro l'elemosina; Pietro lo guardò e gli disse: - Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo dò: nel nome di Gesù, alzati e cammina. E presolo per una mano lo sollevò. Di colpo le caviglie dello storpio si rinvigorirono e, balzato in piedi, l'uomo iniziò a camminare. Molti altri prodigi avvennero per opera degli apostoli, tanto che anche dalle città vicine a Gerusalemme la gente accorreva portando malati, indemoniati e tutti venivano liberati dal loro male. I sacerdoti, fedeli alla Legge mosaica basata sui riti e non sulla interiorità, inizialmente sottovalutarono gli apostoli: eliminato Gesù, la vera minaccia, essi pensavano di aver sradicato il problema. Ma così non fu: Gesù non era stato un mortale profeta come tutti quelli che l'avevano preceduto; morto lui, era rimasto vivo il suo messaggio e presto il suo insegnamento si trasformò da fede di pochi in annuncio di salvezza a tutti: il Cristianesimo. A poco a poco i sacerdoti intuirono il pericolo della nuova dottrina, iniziarono a temere gli apostoli e minacciarono Pietro affinché cessasse la sua predicazione. Ma Pietro ribatteva loro: - Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. E più le autorità perseguitavano i discepoli di Gesù, più essi diventavano numerosi e ardenti nella fede. Per un po' di tempo gli apostoli predicarono solo a coloro che già osservavano la legge di Mosè, gli Ebrei, ma Dio non voleva che la sua parola fosse vincolata da confini geografici, così scelse Pietro perché il suo messaggio fosse diretto a tutti gli uomini, Ebrei e non Ebrei. Un giorno Pietro si trovava a Giaffa; stava aspettando che gli portassero da mangiare quando ebbe una visione. Vide una sorta di grande lenzuolo scendere verso terra e vi era in esso ogni specie di animali. Poi una voce disse: - Alzati, Pietro, e mangia. - No davvero. Non ho mai mangiato niente di immondo - rispose Pietro con forza, perché la Legge degli Ebrei proibiva loro di mangiare la carne di maiale e di parecchi altri animali. Ma la voce disse di nuovo: - Non devi più chiamare immondo ciò che Dio ha purificato. Pietro si stava ancora interrogando sul significato di quella visione quando di nuovo una voce dal cielo gli disse: - Ecco, tre uomini ti cerc-+ano. Alzati e va' con loro, perché io li ho mandati. Proprio in quel momento tre uomini si presentarono a lui e Pietro, senza sapere né chi fossero, né che cosa volessero, si fece loro incontro esclamando: - Sono io colui che cercate. Perché siete qui? - Ci ha mandati il centurione Cornelio. Egli è un uomo buono e giusto e desidera parlarti. Pietro li ospitò per la notte e l'indomani tutti e quattro si misero in cammino verso Cesarèa per andare da Cornelio. Quando arrivarono, Cornelio si inginocchiò davanti a Pietro per adorarlo, ma egli gli disse: - Alzati, sono solo un uomo. Tu sai che non è lecito per un Ebreo andare a trovare persone di altra razza, ma Dio mi ha mostrato che non devo disprezzare nessun uomo. Per quale ragione mi hai fatto venire? - Ti ho chiamato per ascoltare ciò che il Signore ti ha ordinato di dire - rispose Cornelio. Pietro esclamò: - Ora mi rendo conto che Dio ama tutti allo stesso modo. Egli è accanto a chiunque osserva la sua parola e pratica la giustizia. In quel momento lo Spirito Santo scese su tutti i presenti, sia Ebrei che non Ebrei. Quando Pietro tornò a Gerusalemme, molti discepoli lo rimproverarono per aver dato il battesimo a dei pagani, ma egli raccontò della visione e dello Spirito Santo sceso su quelli di Cesarèa e disse loro: - Se Dio ha voluto ciò, chi sono io per oppormi al suo volere? Di fronte alla diffusione del Cristianesimo sia le autorità politiche romane sia le autorità religiose ebraiche sentirono l'esigenza di correre ai ripari: i potenti temevano la minaccia di un messaggio secondo cui tutti gli uomini erano uguali davanti a Dio e per cui era la parola di Dio a dover essere innanzitutto rispettata; i sacerdoti ebraici rifiutavano di considerare Gesù il Figlio di Dio: per loro egli era un profeta che voleva spacciarsi per Figlio di Dio e continuavano ad attendere il vero Messia. AI messaggio d'amore cristiano, re e sacerdoti risposero con la forza: dapprima minacciato, Pietro fu poi gettato in carcere e iniziò cosi un'ondata di persecuzioni contro tutti i Cristiani. Se questo era il volere di re Erode Agrippa, ben diversa però era la volontà di Dio: la notte precedente il processo di Pietro, un angelo apparve all'apostolo e gli disse: - Alzati, in fretta! Calza i tuoi sandali, avvolgiti nel mantello e seguimi. Pietro fece come l'angelo gli aveva ordinato, pensando si trattasse di un sogno: le catene non lo tenevano più prigioniero, passarono davanti alle guardie senza essere fermati e quando arrivarono - di fronte alla porta di ferro che chiudeva il carcere, la porta si aprì da sola davanti a loro. Pietro, liberato dall'angelo, riprese immediatamente la sua predicazione che lo portò in Siria, in Cappadocia, nel Ponto e a Roma. Fu qui che trovò la morte martirizzato nel 64 d. C., così come gli aveva predetto Gesù sulle rive del lago di Tiberiade.
Data creazione : 20/06/2006 - 22:09
Ultima modifica : 20/06/2006 - 22:09
Categoria : Santi
Pagina letta 203 volte
Anteprima di stampa
Stampa pagina
|